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Chiesa di
S. Silvestro

La modesta costruzione, stretta tra il pendio della montagna e la strada, quasi non si distingue dalle case e non rivela all’esterno l’antichità della sua fondazione, risalente sicuramente all’Alto Medioevo, come indica però chiaramente la dedicazione al pontefice Silvestro, che, grazie alla conversione e all’editto di libertà dell’imperatore Costantino, promosse con decisione la diffusione della fede cristiana, non più costretta nelle catacombe. Il culto di San Silvestro si diffuse infatti al tempo della prima cristianizzazione, quale avamposto alla conquista del mondo ancora pagano.
La facciata a capanna tutta intonacata, essenziale nella struttura, appare piuttosto anonima, al pari del prospetto a margine della sul quale si apre una grande finestra di tipo termale, unica nota di distinzione. La parte architettonica più aggraziata è sicuramente quella dell’abside pentagonale con l’esile campanile a vela che, nella sua semplicità, compone un pittoresco quadretto.
Notiamo, prima di entrare, l’orientamento rigoroso verso l’est equinoziale del piccolo tempio, in perfetta sintonia con quello della collegiata e dell’oratorio del castello.

L'interno della chiesa

Entrando ci accoglie il raccolto spazio di un’unica navata con il tetto a capriate e il pavimento in lastroni di beola, concluso sul fondo dall’abside a base pentagonale e, sulla destra, dal vano di una piccola cappella laterale.

Non mancano però arredi degni di nota: la rude acquasantiera monolitica della primitiva chiesa, l’elegante cancellata in ferro battuto e i due altari, il principale certamente coevo al rifacimento dell’abside e alla generale ristrutturazione della chiesa, avvenuti intorno al 1512.

L’altare maggiore è costituito da un’ancona cinquecentesca sormontata da un fastigio in stucco con al centro la scena della Crocifissione. In realtà, la sua struttura è quella del Flügelaltar nordico - l’altare con ante - diffuso nel Quattrocento che qui mostra candelabre e architrave finemente decorati alla maniera del Rinascimento. La pala all’interno dell’ancona non è quella originale, ma è opera del tardo Seicento (o del primo Settecento) attribuita al pittore tellino Francesco Piatti, raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Giuseppe, Silvestro, Bernardino e Rocco con putti alati nella luce del Paradiso.

Si sono conservate invece le immagini originali del Cinquecento sulle ante: in monocromia su tela applicata quelle esterne dei Santi Pietro e Paolo, a colori direttamente sul legno quelle interne con San Silvestro e Santa Caterina d’Alessandria, dipinti dignitosi che tradiscono la mano esperta di un pittore forse della cerchia di Vincenzo de’ Barberis.

Anche il paliotto in tela (XVII-XVIII secolo) merita considerazione, essendo tra l’altro uno dei pochi superstiti, dove, tra putti ed esuberanti ornamenti floreali a vivaci colori, al centro figura il Santo titolare della chiesa.

Appartiene a Francesco Piatti anche la pala della cappella laterale che presenta in crudi termini realistici il Martirio di san Bartolomeo.

Gianluigi Garbellini
Istituto Studi Storici Valtellinesi

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